Genovesi gente concreta. Gente chiusa, attenta, diffidente. C’è chi sostiene che sia un fatto morfologico, che l’essere schiacciati, spinti dai monti e trattenuti dal mare, come in punta di piedi, porti ad un’inevitabile compressione, chiusura in sè stessi. Eppure, quel non badare al superfluo, quella concretezza tipica di chi ha il commercio nel DNA, è bagnata da un mare di culture lontane, un “preboggion” di lingue e suoni, di colori e profumi. Un’apertura inaspettata e testimoniata, per esempio, nel libro “Mattatoio V”, in cui Kurt Vonnegut narra di come «la brava gente di Genova» abbia aiutato un folto gruppo di bambini, destinati a combattere nella quinta Crociata in Terra santa, a tornare a casa, deviando il loro viaggio in Inghliterra. Sempre «la brava gente di Genova», istituì il primo ricovero per animali d’Italia; tant’è vero che a Genova non c’è gatto o cane randagio che non porti a casa il risultato. E infine, sarà ancora «la brava gente di Genova» a offrire acqua e rifugio ai ragazzi che sfuggivano al massacro in quel maledetto luglio di dieci anni fa. Era il 2001 ma sembrava il 1746, quando Giambattista Perasso, meglio conosciuto come “Balilla”, armato solo di un sasso, accese la rivolta all’occupazione asburgica. Era il 2001 ma sembrava il 1849, quando le truppe sabaude, guidate dal generale La Marmora, su ordine di Vittorio Emanuele II misero in atto una delle più crudeli e sanguinose barbarie che la città ricordi. E ci fu un eroe anche questa volta, Alessandro De Stefanis, combattente, simbolo della resistenza ai piemontesi. Era il 2001 e sembra ieri, quando armato solo di un estintore, Carlo Giuliani cadeva per la democrazia, tenuta in ostaggio da un manipolo di delinquenti.
Questa città, così maledettamente introversa, al punto di lasciare che i suoi figli migliori vadano a cercar fortuna altrove, allo stesso tempo si fa quasi inconsapevolemente testimone del cambiamento. Eppure è gente chiusa, avara, diffidente; molti di loro sognano addirittura una nuova Repubblica, indipendente dal resto d’Italia. Io penso a Genova come a una misteriosa e bellissima donna, dallo sguardo profondo e severo. Una donna da conquistare con sudore e verità, e che di verità ha un disperato bisogno.